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Giro del sole nelle nostre stanze,
da finestra a finestra, da mattino
a sera. Quanti giorni, quante
stagioni, e poi anni…
Le nostre figlie bambine, poi donne.
Tu sempre più stanca e lontana,
poi finita, una mattina all’alba.
Io qui ancora, a guardare stupito
Il tempo che gira
Col vecchio sole da finestra a finestra

Diego Valeri
Poesie scelte, Mondadori, 1977

Giro del sole nelle nostre stanze,
da finestra a finestra, da mattino
a sera. Quanti giorni, quante
stagioni, e poi anni…
Le nostre figlie bambine, poi donne.
Tu sempre più stanca e lontana,
poi finita, una mattina all’alba.
Io qui ancora, a guardare stupito
Il tempo che gira
Col vecchio sole da finestra a finestra

Diego Valeri
Poesie scelte, Mondadori, 1977

Andare in giro per calli e campi, senza un itinerario prestabilito, è forse il più bel piacere che a Venezia uno possa prendersi. Beati i poveri di topografia, beati quelli che non sanno quel che si fanno, ossia dove vanno, perché a loro è serbato il regno di tutte le sorprese, di tutte le scoperte straordinarie. Infilare una calletta, cacciarsi nella gola nera di un sottoportico, sbucare in una corte che pare un culdísacco, trovarvi il pertugio di un'altra calletta, uscire da quel dedalo soffocato in un campo arioso, luminoso, pieno di gente, oppure sulle soglie di un palazzone principesco, oppure su una fondamenta aperta al sole e al vento, oppure su un rio largo, popolato di barche e barconi: questo è un girare nell'inaspettato, nell'impreveduto, e quasi nell'inverosimile, che può ricordarci addirittura le nostre stupende e stupite scorribande per il chimerico paese di Fanciullezza. Appunto mi diceva una intelligente amica, non veneziana: «A passeggiar per Venezia provo la stessa impressione che da bambina provato sedendomi davanti a una grande stufa, spenta; aprivo lo sportello, entravo in quella tenebra, e d'improvviso mi trovavo in una sala da ballo sfolgorante di luci, da cui scorgevo, attraverso corridoi misteriosi, altre ed altre sale abbaglianti ... ».

Diego Valeri
Guida sentimentale di Venezia, Passigli, 1994

Quale sarà la ragione prima ed essenziale per cui Venezia appare diversa da tutte le altre città della terra, ed è di fatto l’unica Venezia?

Per rispondere a questo interrogativo, per rintracciare questa ragione, forse non occorre scavare a fondo, come tanti han fatto e van facendo, nel sottosuolo fisico e storico della contrada. Forse basta, e serve di più, aprir bene gli occhi; guardare con attenzione amorosa quel che agli occhi è dato di vedere, e desumerne immediatamente qualche conoscenza o ipotesi ragionevole.

Diego Valeri
Tempo veneziano, Italsider, 1973

La pietra alzata sull’acqua
lambita corrosa dall’acqua…
Nel silenzio della pietra e dell’acqua
il fruscio della luce a fior dell’ombra.

Tempo che lontanissimo canta
da un cielo di pietra d’acqua di silenzio.
Tempo come un cuore che in profondo batta,
scandendo solo un nome, un nome che canta.

Diego Valeri
Tempo veneziano, Italsider, 1973

Da questa empirica constatazione si potrà ricavare la certezza che il segreto, o, come si diceva in altri tempi, l’enigma di Venezia non giace sepolto nel suo subcosciente, ma è dipinto sul suo volto luminoso; che Venezia non ha nulla di fantomatico, di spettrale, di stregonesco, ma è bellissima forma e smagliante colore, e soprattutto atmosfera: atmosfera che penetra e si infonde in ogni fibra del suo sensibilissimo corpo.

Diego Valeri
Tempo veneziano, Italsider, 1973

Qui c’è sempre un po’ di vento
a tutte l’ore, di ogni stagione:
un soffio almeno, un respiro.

Qui da tanti anni sto io, ci vivo.
E giorno dopo giorno scrivo
il mio nome sul vento.

Diego Valeri
Calle del Vento, Mondadori, 1976

Da Giambellino a Francesco Guardi, attraverso Giorgione e Tiziano, il Tintoretto e il Veronese, il Tiepolo e il Canaletto (per ricordare soltanto i sommi), la pittura veneziana si svolge come un fiume regale di forza, di armonia, di gioia, in cui la vita si specchia, beatamente obliosa, in una luce, in un’aura di paradiso terrestre. Ma a Venezia, si sa, tutto finisce a essere pittura; anche le architetture più rigorose, anche la musica più astratta; anche, d’altra parte, le più povere realtà quotidiane. Perché pittorico è il genio del luogo, che spazia e vola inquieto tra le acque e il cielo: genio di sempre mutevole luce lagunare.

Diego Valeri
Tempo veneziano, Italsider, 1973

C’è una città di questo mondo,
ma così bella, ma così strana,
che pare un gioco di fata morgana
o una visione del cuor profondo.

Avviluppata in un roseo velo,
sta con sue chiese palazzi giardini
tutta sospesa tra due turchini,
quello del mare, quello del cielo.

Così mutevole! A vederla
nelle mattine di sole bianco,
splende d’un riso pallido e stanco,
d’un chiuso lume, come la perla;

ma nei tramonti rossi affocati
è un’arca d’oro, ardente, raggiante,
nave immensa veleggiante
a lontani lidi incantati.

Quando la luna alta inargenta
torri snelle e cupole piene
e serpeggia per cento vene
d’acqua cupa e sonnolenta,

non si può dire quel ch’ella sia,
tanto è nuova mirabile cosa:
isola sacra misteriosa,
regno infinito di fantasia…

Cosa di sogno, vaga e leggera;
eppure porta mill’anni di storia,
e si corona della gloria
d’una grande vita guerriera.

Diego Valeri
Da: Il campanellino
1951






Saccisica



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